I dati riguardanti l’afferenza di immigrati e migranti alle strutture sanitarie, per esami di prevenzione, monitoraggio e cure ci parlano di un’affluenza bassissima.

Il Progetto laboratoriale Style Positiva-mente  si colloca all’interno di una serie di attività del Servizio di Psiconcologia ASF, volte ad avvicinare l’utenza straniera al tema della prevenzione, della salute e della cura e, quindi, al Servizio Sanitario.

Nello specifico, il progetto pone al centro le pazienti del Dipartimento Oncologico ASF e le ospiti dei centri d’accocopricapoglienza per rifugiati e richiedenti asilo.

In particolare poi, i laboratori previsti portano l’attenzione a quello che è uno degli effetti collaterali più comuni ed assieme più angoscianti (nonostante la sua reversibilità) delle donne in trattamento oncologico: la perdita dei capelli ed il conseguente utilizzo di parrucche o copricapo.

A tal proposito si è pensato al coinvolgimento di alcune donne di varia provenienza che, in modalità semplice e supportate da educatori e psiconcologhe, possano raccontare e mostrare come nella loro cultura si utilizzino abitualmente foulard, stoffe e sciarpe per coprire il capo.

Si intende proporre un percorso che favorisca l’identificazione reciproca, attraverso ad es. l’esperienza gruppale, la condivisione e lo scambio solidale,  incrementando le capacità e potenzialità psico-sociali e riducendo il senso di solitudine.

Per quanto concerne le pazienti, l’intervento auspicabilmente favorirà il potenziamento delle risorse interne per affrontare tutte le fasi della malattia e l’accrescimento dei livelli di adattamento alle nuove condizioni di vita.

Per le donne straniere vivere un’esperienza del genere in una struttura ospedaliera, in una poscopricapo1izione di trasmissione del sapere,  permetterà di veicolare il messaggio di un diverso accesso e di una diversa visione dell’ospedale (senza qui scendere nel dettaglio, pure  importantissimo, di tutte le false credenze legate alle patologie gravi quali quella oncologica, che si trovano qui ad essere velocemente smentite) ed auspicabilmente ad una spontanea e naturale divulgazione della testimonianza di questi vissuti all’interno delle loro comunità.

Gli incontri, dal taglio nettamente esperienziale,  vogliono insomma essere da stimolo per entrambe le parti, lavorando su autostima e competenze.

Centrale è poi il miglioramento delle capacità relazionali di tutte le figure coinvolte, quindi non solo delle donne in questione ma anche di tutte le figure professionali che abitano i luoghi coinvolti dal progetto.

Prima dell’inizio delle attività laboratoriali vere e proprie, vengono realizzati una serie di incontri tra psiconcologa, educatori e alcune migranti, per creare il gruppo operativo che poi si recherà a conoscere il reparto ospedaliero in cui verrà realizzato il progetto.

I successivi incontri laboratoriali con le pazienti hanno durata di circa due ore ed hanno luogo nelle sale d’attesa del medesimo reparto, così da poter contemporaneamente coinvolgere anche parenti/accompagnatori delle pazienti e personale sanitario.

Al termine di ogni incontro, psiconcologhe, educatrici  e migranti si riuniscono per una riflessione sull’esperienza vissuta assieme.

Il Progetto è stato menzionato sia sul portale ufficiale dell’ UNHCR ( l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ) che sul sito ONU italiano.